NOTE SULL'ARTE

scritte dal dott. Giuseppe Frascaroli

Gregorio De Ferrari - Ercole e Anteo

14/04/2026 - nota n° 387
Gregorio De Ferrari (Porto Maurizio, 12 aprile 1647 – Genova, 1726) è stato il maestro che ha traghettato il Barocco genovese verso la leggerezza del Rococò. Ancor giovane lasciò gli studi di Legge per la pittura. Fondamentale fu il suo soggiorno a Parma (1669-1673), dove studiò e copiò gli affreschi del Correggio, dai quali trasse l'uso della luce e la fluidità delle forme. Tornato a Genova, divenne il decoratore più richiesto dall'aristocrazia ligure. Le sue figure sono famose per essere flessuose e dinamiche, quasi come se danzassero nello spazio. Usava colori chiari e pennellate libere, creando scene piene di aria e movimento. Dopo la sua morte la bottega passò al figlio Lorenzo, che continuò la sua rivoluzione stilistica, diventando quest’ultimo uno dei maggiori autori genovesi del Settecento.

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Tra i capolavori di Gregorio De Ferrari ricordo “Ercole e Anteo”, un’opera di cm 217 x 147,5 realizzata a olio su tela nel 1690 circa e conservata nella Galleria Nazionale di Palazzo Spinola di Genova. Davanti a Ercole e Anteo, lo sguardo viene subito travolto da un turbine di carne, luce e tensione. Ercole domina la scena come una forza primordiale: il suo corpo, saldo e poderoso, si piega in uno sforzo titanico mentre solleva Anteo da terra, strappandolo alla sua fonte di energia. È un gesto sospeso tra violenza e necessità, una presa che è insieme vittoria e condanna. Anteo, colto nell’attimo fatale, si contorce in un grido muto, la testa rovesciata all’indietro, la bocca spalancata verso un cielo che resta indifferente. La luce accarezza e scolpisce i corpi con una sensualità quasi teatrale: si posa sulle spalle, scivola lungo i muscoli, si insinua nelle pieghe del drappo che sembra vibrare come un respiro. Le ombre, morbide e profonde, amplificano il dramma, trasformando la lotta in una danza tragica. Intorno, il paesaggio si ritira in silenzio: colline, cielo e lontananze diventano un palcoscenico discreto, lasciando ai due corpi tutta la scena. È la natura stessa a trattenere il fiato, mentre l’equilibrio del mondo si spezza in quell’istante decisivo. De Ferrari non dipinge soltanto un episodio mitologico: rende visibile il conflitto eterno tra forza e destino, tra terra e cielo, tra ciò che sostiene e ciò che, inevitabilmente, viene strappato via. In questo abbraccio feroce e inevitabile, c’è tutta la tragedia dell’uomo e la sua grandezza.
© Giuseppe Frascaroli

ARTE - ARCHIVI

Ghenos, software di digitalizzazione archivi

Ghenos e gli Stati d'Anime

Tra gli archivi oggi disponibili per la consultazione, i più interessanti, cioè quelli che danno i maggiori risultati positivi, sono gli Archivi Parrocchiali, ed in special modo i Registri Parrocchiali. Grazie a quest’ultimi, nella storia dell’arte, possiamo arrivare ad identificare anche la presenza di artisti che hanno operato o vissuto in una data località. Un esempio interessante ci viene fornito dalla Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico di Roma. Se avete modo di leggerlo, su internet si trova anche una sintesi in pdf, scoprirete l’importanza che hanno gli Stati d’Anime. Il titolo del libro è “Alla ricerca di ‘Ghiongrat’, studi sui libri parrocchiali romani (1600-1630) a cura di Rossella Vodret. Dopo un interessante ed eloquente spiegazione di cosa sono gli Stati d’anime. “Gli Stati delle Anime sono registri di natura religiosa contenenti i nomi, i cognomi, le età, le provenienze e le professioni dei residenti nelle circoscrizioni parrocchiali.
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Compilati dai parroci con cadenza annuale sono a tutti gli effetti documenti ecclesiastici, ma per le informazioni che forniscono e per come sono strutturati, costituiscono le principali fonti disponibili per ricostruire la storia delle popolazioni e sono utili anche per la storia urbanistica, per la storia sociale ed economica, per la storia dell’architettura e dell’arte. Il lavoro di ricerca che lo studio ha effettuato, dopo dieci anni, ha potuto documentare tutti gli artisti che nel periodo sottoposto ad analisi hanno vissuto a Roma portando il loro contributo alla crescita culturale della città.
A nostro parere, pur essendo stato un dettagliato ed intenso lavoro di analisi, nonché di lettura dei registri, porta ad una riflessione che potrebbe mettere in discussione l’interesse degli storici a questo tipo di ricerca. L’uso frequente della consultazione degli archivi, porta inesorabilmente ad una inevitabile usura dei registri stessi. Meglio sarebbe digitalizzare i registri affinché possano essere successivamente consultabili da chiunque voglia intraprendere delle ricerche.
Ghenos, il software per la digitalizzazione degli archivi parrocchiali, è stato realizzato proprio per evitare le continue consultazioni a contatto con i registri cartacei. È una soluzione validissima che consente di effettuare ricerche approfondite senza doverli sfogliare. Con questo software non ci si limita ad inserire indici per visualizzare le pagine dei registri, ma, con un buon gruppo di lavoro, vengono inseriti tutti i dati dei fedeli che i parroci nel tempo hanno scritto sui registri sacramentali. Possiamo quindi trovare con facilità ogni individuo, la sua genealogia e le varie annotazioni che lo riguardano. Gli Stati d’anime diventano con Ghenos i registri cardine della ricostruzione genealogica, e da qui, anche in futuro, chiunque potrebbe trarre informazioni utili alle sue ricerche.
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