NOTE SULL'ARTE

scritte dal dott. Giuseppe Frascaroli

Jacopo Carucci, il Pontormo - La Visitazione

24/05/2024 - nota n° 328
Jacopo Carucci, conosciuto come Jacopo da Pontormo o semplicemente Pontormo, nato a Pontorme (un quartiere del comune di Empoli, in provincia di Firenze) nel 1494, deceduto a Firenze nel 1557, è stato un pittore esponente dei cosiddetti “eccentrici fiorentini”, i pionieri del manierismo in pittura. Allievo di Andrea del Sarto, fu con Rosso Fiorentino il principale protagonista della prima stagione del Manierismo a Firenze. La sua carriera si svolse integralmente in territorio fiorentino e fu segnata dal successo e dall’apprezzamento da parte dei contemporanei; le principali notizie circa la sua biografia si ricavano dalla “Vita” scritta da Giorgio Vasari, che fornisce molte informazioni di prima mano. Secondo Vasari, a Firenze Pontormo frequentò, oltre la bottega di Andrea del Sarto, anche le botteghe dei principali artisti allora attivi, come Piero di Cosimo e Fra Bartolomeo, e inoltre instaurò sporadici contatti anche con Leonardo da Vinci. ... CONTINUA
Persona tormentata, scontrosa, solitaria, appare ai nostri occhi il primo caso di artista “non integrato”; questa introversione, che lo ha portato all’isolamento, svela l’angoscia esistenziale di un uomo costretto a vivere in un mondo insicuro e privo di valori, angoscia che il maestro esprimerà in diverse sue opere. (Si veda anche in “Note sull’Arte”: La “Deposizione” alla Nota n° 175 – 25/05/2022 e “Note sull’Arte”, “Ritratto di Cosimo il Vecchio” nota n° 90 del 02/11/2021).
“La Visitazione” è un dipinto a olio su tavola di cm 202x156 che Pontormo, ha realizzato nel 1528 circa, probabilmente commissionato da Alessandro Bonaccorsi Pinadori, oppositore dei Medici, e che per un certo tempo fosse rimasto nella cappella privata del suo palazzo fiorentino, per poi essere trasferito nel palazzo di campagna a Carmignano (dove è effettivamente segnalato nel 1677) e da qui nella propositura dei Santi Michele e Francesco, sempre a Carmignano, in provincia di Prato.
Il momento dell’incontro tra la Madonna e l’anziana cugina Sant’Elisabetta, in primo piano, è rappresentato come un intimo e affettuoso abbraccio accompagnato da un intensissimo sguardo, al quale assistono le due sorellastre della Vergine, che hanno lo sguardo rivolto verso l’osservatore. Al movimento della Vergine Maria e di Elisabetta fa da contrasto l'immobilità e la severa frontalità delle donne in secondo piano, prive di una qualsiasi partecipazione emotiva all'evento, ma che ben rendono l'atmosfera sospesa e malinconica, altamente spirituale. La disposizione delle figure femminili entro una sorta di rombo è ispirata a un’incisione di Albrecht Dürer, “Le quattro donne”: il fatto è piuttosto curioso considerato che le quattro figure nude del maestro tedesco illustravano una scena profana, forse addirittura un episodio di stregoneria. La ricerca di riferimenti sofisticati e inusuali si accompagna a un’accentuazione quasi barocca dei panneggi, che in alcuni casi arrivano ad avere vitalità propria creando l’impressione che le figure levitino sospese nell’aria.




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