NOTE SULL'ARTE

scritte dal dott. Giuseppe Frascaroli

Antonio Rotta - L’uomo e il cane

28/02/2026 - nota n° 385
Antonio Rotta (Gorizia, 28 febbraio 1828 – Venezia, 10 settembre 1903) è stato un pittore della Pittura di genere, uno stile pittorico che si dedica alle scene di vita quotidiana. Ancor giovane si iscrisse all'Accademia Reale di Belle Arti di Venezia, dove studiò con Ludovico Lipparini. I suoi primi dipinti di genere di scene veneziane furono, a tratti, intercalati da una serie di dipinti religiosi e storici, ma la pittura di genere divenne preponderante negli ultimi quarant’anni dell’Ottocento. Nel 1853 partecipò all'Esposizione di Belle Arti a Milano con il dipinto storico “Tiziano Vecellio istruisce nella pittura Irene di Spilimbergo”.
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Nel 1878 vinse il premio dell'esposizione del Salone del Louvre di Parigi. Nel 1891 espose a Berlino. Le sue opere si distinguono per una resa minuziosa dei dettagli e una profonda partecipazione emotiva verso i soggetti rappresentati. La Biennale di Venezia del 1932 gli dedicò una sezione speciale commemorativa.
“L’uomo e il cane” è un’opera olio su tela di cm 61 x 72, che Antonio Rotta ha realizzato nel 1871, e conservata nel Museo Revoltella di Trieste (inv. 5023). In questa composizione si respira un silenzio denso, quasi sacro, come se il tempo stesso avesse scelto di fermarsi per non disturbare quell’intimo dialogo tra due anime. La stanza è povera, spoglia, segnata dalla fatica e dalla solitudine: muri scrostati, oggetti consumati, armi appese che raccontano una vita aspra e forse lontana. Ma in questo spazio dimesso si accende una luce calda, tutta concentrata su una scena di straordinaria tenerezza. L’uomo, curvo e stanco, con la barba bianca che tradisce il peso degli anni, tiene tra le mani un gesto semplice e infinito: accarezza il suo cane. Non è solo un contatto fisico, ma una carezza dell’anima, un linguaggio muto fatto di riconoscenza e compagnia. Il cane lo guarda con occhi pieni di fiducia, quasi interrogativi, come se in quel momento esistesse solo il loro legame, saldo e puro. Non servono parole: tra loro scorre una corrente invisibile, fatta di giorni condivisi, di solitudini alleviate, di fedeltà silenziosa. Il cane diventa specchio e conforto, presenza viva che riempie il vuoto di una vita forse segnata da perdite e sacrifici. La luce, delicata e avvolgente, accarezza entrambi come una benedizione, trasformando la povertà della stanza in un luogo di dignità e calore umano. È una scena quotidiana, eppure eterna: l’amore semplice, quello che non chiede nulla e dona tutto. Rotta non dipinge solo un uomo e il suo cane: dipinge la solitudine che trova rifugio, la fragilità che si appoggia alla fedeltà, e la bellezza nascosta nei gesti più umili. Qui, nel silenzio, vive una delle verità più profonde: a volte, la compagnia più sincera è quella che non ha bisogno di parole.
© Giuseppe Frascaroli

ARTE - ARCHIVI

Ghenos, software di digitalizzazione archivi

Ghenos e gli Stati d'Anime

Tra gli archivi oggi disponibili per la consultazione, i più interessanti, cioè quelli che danno i maggiori risultati positivi, sono gli Archivi Parrocchiali, ed in special modo i Registri Parrocchiali. Grazie a quest’ultimi, nella storia dell’arte, possiamo arrivare ad identificare anche la presenza di artisti che hanno operato o vissuto in una data località. Un esempio interessante ci viene fornito dalla Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico di Roma. Se avete modo di leggerlo, su internet si trova anche una sintesi in pdf, scoprirete l’importanza che hanno gli Stati d’Anime. Il titolo del libro è “Alla ricerca di ‘Ghiongrat’, studi sui libri parrocchiali romani (1600-1630) a cura di Rossella Vodret. Dopo un interessante ed eloquente spiegazione di cosa sono gli Stati d’anime. “Gli Stati delle Anime sono registri di natura religiosa contenenti i nomi, i cognomi, le età, le provenienze e le professioni dei residenti nelle circoscrizioni parrocchiali.
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Compilati dai parroci con cadenza annuale sono a tutti gli effetti documenti ecclesiastici, ma per le informazioni che forniscono e per come sono strutturati, costituiscono le principali fonti disponibili per ricostruire la storia delle popolazioni e sono utili anche per la storia urbanistica, per la storia sociale ed economica, per la storia dell’architettura e dell’arte. Il lavoro di ricerca che lo studio ha effettuato, dopo dieci anni, ha potuto documentare tutti gli artisti che nel periodo sottoposto ad analisi hanno vissuto a Roma portando il loro contributo alla crescita culturale della città.
A nostro parere, pur essendo stato un dettagliato ed intenso lavoro di analisi, nonché di lettura dei registri, porta ad una riflessione che potrebbe mettere in discussione l’interesse degli storici a questo tipo di ricerca. L’uso frequente della consultazione degli archivi, porta inesorabilmente ad una inevitabile usura dei registri stessi. Meglio sarebbe digitalizzare i registri affinché possano essere successivamente consultabili da chiunque voglia intraprendere delle ricerche.
Ghenos, il software per la digitalizzazione degli archivi parrocchiali, è stato realizzato proprio per evitare le continue consultazioni a contatto con i registri cartacei. È una soluzione validissima che consente di effettuare ricerche approfondite senza doverli sfogliare. Con questo software non ci si limita ad inserire indici per visualizzare le pagine dei registri, ma, con un buon gruppo di lavoro, vengono inseriti tutti i dati dei fedeli che i parroci nel tempo hanno scritto sui registri sacramentali. Possiamo quindi trovare con facilità ogni individuo, la sua genealogia e le varie annotazioni che lo riguardano. Gli Stati d’anime diventano con Ghenos i registri cardine della ricostruzione genealogica, e da qui, anche in futuro, chiunque potrebbe trarre informazioni utili alle sue ricerche.
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