NOTE SULL'ARTE

scritte dal dott. Giuseppe Frascaroli

Giovanni Gaspare Lanfranco - Giuseppe e la moglie di Putifarre

23/01/2023 - nota n° 248
Giovanni Gaspare Lanfranco, nato a Parma nel 1582 e deceduto a Roma nel 1647, ancor giovane inizia gli studi e la tecnica pittorica con Agostino Carracci, con il quale collaborò a Parma per il duca Ranuccio Farnese. Nel 1602, alla morte di Agostino, il ventenne Giovanni si è recato a Roma alla scuola di Annibale Carracci. Lanfranco portò nell’Italia centrale, specie in Toscana, e meridionale a Napoli, gli influssi, oltre che di Annibale Carracci, anche del Correggio, dal quale ereditò la concezione di una pittura felicemente sensuale, delicata nei trapassi luminosi e chiaroscurali, morbida negli impasti e nella definizione degli incarnati. ... CONTINUA
Verso il 1605 fu incaricato di decorare il Camerino degli Eremiti nel palazzetto dei Farnese a Roma, nelle immediate adiacenze del sontuoso Palazzo di famiglia. È verosimile che la commissione fosse inizialmente affidata ad Annibale Carracci, ma la malattia che colpì l’artista bolognese nel 1604, lo costrinse probabilmente a rifiutare il lavoro e a suggerire il nome di Lanfranco. Sempre a Roma è stato impegnato accanto a Guido Reni nella Cappella di Sant'Andrea, e lavorò al Palazzo del Quirinale e alla Basilica di San Pietro, che gli fruttò la nomina a Cavaliere dell'Ordine di Cristo da parte del Pontefice.
Agli inizi del 1634 iniziò un soggiorno a Napoli dove, tra le tante opere, va ricordato il lavoro nella Cappella di San Gennaro nel Duomo.Fece ritorno per l’ultima volta a Roma nel 1646, dove rimase fino alla fine dei suoi giorni.
“Giuseppe e la moglie di Putifarre” è un olio su tela di cm 101 x 153 realizzato da Lanfranco tra il 1615 e il 1620, conservato alla Galleria Borghese di Roma. Nella tela è rappresentato un episodio dell’Antico Testamento: Giuseppe e Putifarre sono due personaggi di cui narra il Libro della Genesi, uno dei libri della Bibbia. La storia si colloca nel XVII secolo A.C., nella terra di Canaan.
La moglie di Putifarre cercò diverse volte di conquistare Giuseppe, bello e intelligente, ma questo l’ha sempre rifiutata e, nell’ultimo tentativo, cercò di scappare, ma lei lo agguantò per il mantello, che le rimase tra le mani, usandolo come prova per accusarlo di adulterio. Putifarre allora, capo delle Guardie del Faraone e padrone di Giuseppe, lo fece imprigionare.
Lanfranco, nella sua opera pittorica, ha scelto il momento in cui Giuseppe cerca di divincolarsi dalla donna per scappare, proprio come negli affreschi eseguiti dallo stesso artista per palazzo Mattei a Roma nel 1615. Il quadro effettivamente sembra ricavato da quell’opera, ma il dipinto presenta qualche diversità, sia nelle tonalità cromatiche, che sono ridotte in questo caso al rosso e all’ocra, sia nella figura della donna, che qui è totalmente diversa: nuda e coperta solo sul bacino da un lenzuolo, pare infatti inspirata alla “Danae” di Correggio, anche questa conservata alla Galleria Borghese di Roma.




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