NOTE SULL'ARTE

scritte dal dott. Giuseppe Frascaroli

Eugène Delacroix - La barca di Dante

26/04/2026 - nota n° 388
Eugène Delacroix (Charenton-Saint-Maurice, 26 aprile 1798 – Parigi, 13 agosto 1863), è stato un artista e pittore francese, considerato il principale esponente del movimento romantico del suo paese. Allievo come Géricault del pittore neoclassico Guerin, dopo aver studiato agli inizi l’opera di Antoine Jean Gros e dello stesso Géricault, pittore di cui diventerà presto amico, la sua maturità artistica caratterizza le sue opere di contenuti drammatici e romantici. Delacroix ha vissuto intensamente l’esperienza romantica, interpretandone, attraverso la pittura, il significato più profondo. (Vedi anche in Note sull’Arte: “La Libertà che guida il popolo”, alla nota n°167 del 26/04/2022; “Il massacro di Scio”, alla nota n° 270 del 26/04/2023; “La morte di Sardanapalo”, alla nota n° 325 del 26/04/2024).

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“La barca di Dante” è un dipinto ad olio su tela di cm 189x246, realizzato nel 1822 e conservato al Musée du Louvre di Parigi. Quest’opera è un tumulto di carne, acqua scura e disperazione che segna l'esplosione del Romanticismo francese. L’opera emerge da un’oscurità bituminosa, squarciata da bagliori sinistri. L'acqua della palude dello Stige non è trasparente, ma densa come fango, agitata dai corpi dei dannati che si avvinghiano alla barca come naufraghi a una speranza ormai perduta. Al centro della composizione, la figura di Dante domina la scena con una tunica verde oliva e un cappuccio rosso vivido, unico punto di colore puro che pulsa nel grigiore dell'Inferno. Il suo corpo è teso, il volto contratto in un’espressione di puro terrore umano; solleva la mano in un gesto istintivo di difesa, sopraffatto dalla violenza che lo circonda. Accanto a lui, Virgilio è l'antitesi della paura. Avvolto in un manto bruno, incoronato d'alloro, appare come una statua antica, solida e imperturbabile. La sua calma non è indifferenza, ma la saggezza di chi conosce già il dolore eterno. Egli tiene la mano di Dante, fungendo da ancora spirituale in mezzo alla tempesta di anime. Attorno al legno instabile della barca, i peccatori (gli iracondi e gli accidiosi) si contorcono in uno sforzo sovrumano. Qui Delacroix omaggia Michelangelo: i corpi sono muscolosi, scultorei, definiti da luci violente e ombre profonde. C'è chi morde il bordo della barca con una rabbia cieca. Chi cerca di salire a bordo con le dita contratte dal desiderio di sfuggire al fango. Sullo sfondo, a sinistra, la città di Dite brucia. Non vediamo fiamme chiare, ma un bagliore rossastro e fumoso che tinge l'orizzonte, suggerendo una distruzione perenne. L'aria stessa sembra pesante, satura del grido silenzioso di chi è condannato a non morire mai. In quest'opera, Delacroix dipinge non solo un racconto letterario, ma la condizione umana: la fragilità della vita (la barca) sospesa tra la guida della ragione (Virgilio) e l'abisso delle passioni incontrollate (i dannati).
© Giuseppe Frascaroli

ARTE - ARCHIVI

Ghenos, software di digitalizzazione archivi

Ghenos e gli Stati d'Anime

Tra gli archivi oggi disponibili per la consultazione, i più interessanti, cioè quelli che danno i maggiori risultati positivi, sono gli Archivi Parrocchiali, ed in special modo i Registri Parrocchiali. Grazie a quest’ultimi, nella storia dell’arte, possiamo arrivare ad identificare anche la presenza di artisti che hanno operato o vissuto in una data località. Un esempio interessante ci viene fornito dalla Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico di Roma. Se avete modo di leggerlo, su internet si trova anche una sintesi in pdf, scoprirete l’importanza che hanno gli Stati d’Anime. Il titolo del libro è “Alla ricerca di ‘Ghiongrat’, studi sui libri parrocchiali romani (1600-1630) a cura di Rossella Vodret. Dopo un interessante ed eloquente spiegazione di cosa sono gli Stati d’anime. “Gli Stati delle Anime sono registri di natura religiosa contenenti i nomi, i cognomi, le età, le provenienze e le professioni dei residenti nelle circoscrizioni parrocchiali.
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Compilati dai parroci con cadenza annuale sono a tutti gli effetti documenti ecclesiastici, ma per le informazioni che forniscono e per come sono strutturati, costituiscono le principali fonti disponibili per ricostruire la storia delle popolazioni e sono utili anche per la storia urbanistica, per la storia sociale ed economica, per la storia dell’architettura e dell’arte. Il lavoro di ricerca che lo studio ha effettuato, dopo dieci anni, ha potuto documentare tutti gli artisti che nel periodo sottoposto ad analisi hanno vissuto a Roma portando il loro contributo alla crescita culturale della città.
A nostro parere, pur essendo stato un dettagliato ed intenso lavoro di analisi, nonché di lettura dei registri, porta ad una riflessione che potrebbe mettere in discussione l’interesse degli storici a questo tipo di ricerca. L’uso frequente della consultazione degli archivi, porta inesorabilmente ad una inevitabile usura dei registri stessi. Meglio sarebbe digitalizzare i registri affinché possano essere successivamente consultabili da chiunque voglia intraprendere delle ricerche.
Ghenos, il software per la digitalizzazione degli archivi parrocchiali, è stato realizzato proprio per evitare le continue consultazioni a contatto con i registri cartacei. È una soluzione validissima che consente di effettuare ricerche approfondite senza doverli sfogliare. Con questo software non ci si limita ad inserire indici per visualizzare le pagine dei registri, ma, con un buon gruppo di lavoro, vengono inseriti tutti i dati dei fedeli che i parroci nel tempo hanno scritto sui registri sacramentali. Possiamo quindi trovare con facilità ogni individuo, la sua genealogia e le varie annotazioni che lo riguardano. Gli Stati d’anime diventano con Ghenos i registri cardine della ricostruzione genealogica, e da qui, anche in futuro, chiunque potrebbe trarre informazioni utili alle sue ricerche.
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