NOTE SULL'ARTE

scritte dal dott. Giuseppe Frascaroli

Bernardo Bellotto - Il Molo dal Bacino di San Marco

30/01/2026 - nota n° 383
Bernardo Bellotto (Bellotti) (Venezia, 30 gennaio 1721 – Varsavia, 17 ottobre 1780) è stato un pittore e incisore italiano, cittadino della Repubblica di Venezia. È stato un pittore paesaggista urbano e vedutista di livello internazionale. Fu allievo come “enfant prodige” nella bottega veneziana dello zio, il rinomato Giovanni Antonio Canal, noto come Canaletto, e talvolta usò l'illustre nome di quest'ultimo, firmandosi come Bernardo Canaletto. In Germania e Polonia, Bellotto si faceva chiamare con il nome di suo zio, Canaletto. Ciò causò una certa confusione, tuttavia l'opera di Bellotto è leggermente più cupa nei colori rispetto a quella di Canaletto e la sua rappresentazione di nuvole e ombre lo avvicina alla pittura olandese.
(Si veda anche in Note sull’Arte: “Il rio dei Mendicanti e la Scuola di San Marco”, alla nota 354 del 30/01/2025)

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“Il Molo dal Bacino di San Marco” del Bellotto, conservata al San Diego Museum of Art, è come una lunga inspirazione davanti a Venezia, quando la luce sembra fermare il tempo e l’acqua diventa memoria. Il Molo si apre come un teatro solenne, dove la città recita sé stessa con orgoglio silenzioso. Il Palazzo Ducale si stende elegante, con la sua trama di archi e ombre che sembra un merletto di pietra sospeso tra cielo e acqua. Il campanile di San Marco si innalza come un asse del mondo: severo, verticale, immobile. È il punto fermo attorno a cui tutto si muove. Sotto di lui, Venezia vive. Le barche scivolano lente, cariche di voci non udibili, di gesti quotidiani, di commerci e incontri. I gondolieri sembrano note su uno spartito d’acqua, e la laguna riflette il cielo con una dolcezza quasi irreale, come se fosse vetro liquido. Bellotto dipinge la luce con precisione quasi matematica, ma il risultato è poesia pura. L’aria è limpida, attraversata da un azzurro pallido che non grida mai, che accarezza. Le facciate chiare degli edifici si specchiano nell’acqua con un tremolio leggero, come un ricordo che non vuole fissarsi del tutto. Ogni ombra è misurata, ogni dettaglio è vero, eppure l’insieme sembra appartenere a un sogno lucido. Non c’è enfasi, non c’è dramma: solo la maestà tranquilla di una città che sa di essere eterna. Venezia, in questo dipinto, non è soltanto un luogo, ma uno stato d’animo: equilibrio perfetto tra ordine e vita, tra architettura e respiro umano. Bellotto non la idealizza, la contempla. E nel farlo, ci invita a restare, a guardare più a lungo, finché l’acqua, la pietra e il cielo non diventano una sola, silenziosa armonia.
© Giuseppe Frascaroli

ARTE - ARCHIVI

Ghenos, software di digitalizzazione archivi

Ghenos e gli Stati d'Anime

Tra gli archivi oggi disponibili per la consultazione, i più interessanti, cioè quelli che danno i maggiori risultati positivi, sono gli Archivi Parrocchiali, ed in special modo i Registri Parrocchiali. Grazie a quest’ultimi, nella storia dell’arte, possiamo arrivare ad identificare anche la presenza di artisti che hanno operato o vissuto in una data località. Un esempio interessante ci viene fornito dalla Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico di Roma. Se avete modo di leggerlo, su internet si trova anche una sintesi in pdf, scoprirete l’importanza che hanno gli Stati d’Anime. Il titolo del libro è “Alla ricerca di ‘Ghiongrat’, studi sui libri parrocchiali romani (1600-1630) a cura di Rossella Vodret. Dopo un interessante ed eloquente spiegazione di cosa sono gli Stati d’anime. “Gli Stati delle Anime sono registri di natura religiosa contenenti i nomi, i cognomi, le età, le provenienze e le professioni dei residenti nelle circoscrizioni parrocchiali.
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Compilati dai parroci con cadenza annuale sono a tutti gli effetti documenti ecclesiastici, ma per le informazioni che forniscono e per come sono strutturati, costituiscono le principali fonti disponibili per ricostruire la storia delle popolazioni e sono utili anche per la storia urbanistica, per la storia sociale ed economica, per la storia dell’architettura e dell’arte. Il lavoro di ricerca che lo studio ha effettuato, dopo dieci anni, ha potuto documentare tutti gli artisti che nel periodo sottoposto ad analisi hanno vissuto a Roma portando il loro contributo alla crescita culturale della città.
A nostro parere, pur essendo stato un dettagliato ed intenso lavoro di analisi, nonché di lettura dei registri, porta ad una riflessione che potrebbe mettere in discussione l’interesse degli storici a questo tipo di ricerca. L’uso frequente della consultazione degli archivi, porta inesorabilmente ad una inevitabile usura dei registri stessi. Meglio sarebbe digitalizzare i registri affinché possano essere successivamente consultabili da chiunque voglia intraprendere delle ricerche.
Ghenos, il software per la digitalizzazione degli archivi parrocchiali, è stato realizzato proprio per evitare le continue consultazioni a contatto con i registri cartacei. È una soluzione validissima che consente di effettuare ricerche approfondite senza doverli sfogliare. Con questo software non ci si limita ad inserire indici per visualizzare le pagine dei registri, ma, con un buon gruppo di lavoro, vengono inseriti tutti i dati dei fedeli che i parroci nel tempo hanno scritto sui registri sacramentali. Possiamo quindi trovare con facilità ogni individuo, la sua genealogia e le varie annotazioni che lo riguardano. Gli Stati d’anime diventano con Ghenos i registri cardine della ricostruzione genealogica, e da qui, anche in futuro, chiunque potrebbe trarre informazioni utili alle sue ricerche.
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