NOTE SULL'ARTE

scritte dal dott. Giuseppe Frascaroli

Silvestro Lega - Il canto dello stornello

08/12/2022 - nota n° 236
Silvestro Lega, nato a Modigliana nel 1826, deceduto a Firenze nel 1895 è considerato, insieme a Giovanni Fattori e a Telemaco Signorini, fra i maggiori esponenti del movimento dei “Macchiaioli”, a mio avviso il movimento artistico più importante dell’Ottocento italiano, formatosi a Firenze.
Il Lega, dopo aver avuto rapporti stretti con i principali esponenti dei Macchiaioli, che avevano l’abitudine di ritrovarsi nel Caffè Michelangelo del capoluogo toscano, si è avvicinato in modo graduale al movimento di quel sodalizio artistico, per aderirvi definitivamente solo dopo il 1861, anno in cui si ritirò in uno studio a Pergentina o Piagentina, sui colli attorno a Firenze, dando vita alla “Scuola di Piagentina o Pergentina”, dove la parola “scuola” deve essere intesa in modo contrario a quello odierno di organizzazione ufficiale dell’insegnamento, ma come libera aggregazione di artisti, uniti dall’intento comune della ricerca. (Per ulteriori informazioni sul percorso artistico di Lega, vedi EBOOK alla Nota n° 109 del 10/12/2021). ... CONTINUA
L’amicizia a Piagentina con Telemaco Signorini, appena tornato da Parigi, determina un nuovo corso nella pittura di Lega; nasce così una poesia discreta di luci e colori, una pittura delicata, rivolta a alla rappresentazione dei temi domestici e di sentimenti intimi e quotidiani, di un mondo dimesso e casuale, ma anche vivo e sereno nella sua semplicità, come dimostra uno dei suoi capolavori: “Il canto dello stornello”, un olio su tela di cm 158 × 98 realizzato nel 1867 e conservato alla Galleria d'Arte Moderna presso palazzo Pitti di Firenze. Quest’opera, oltre che essere esempio del periodo più fecondo della pittura di Lega al tempo di Piagentina, è anche molto emblematico dell’esperienza macchiaiola di quegli anni.
La scena, ambientata in una casa della campagna toscana, ritrae, con un realismo quasi fotografico, tre giovani donne (identificate nelle sorelle Virginia, Maria e Isolina Batelli) intente a eseguire un canto. La più anziana è seduta al pianoforte, mentre delle due signorine in piedi una sta per cantare e l’altra sembra seguire le note con la mano sinistra appoggiata al mento.
I dotti rimandi alla pittura quattrocentesca sono numerosi, sia nella composizione e nella condotta pittorica dell’opera, ma soprattutto nella severità, nell’equilibrio e nella sintesi monumentale con i quali un brano di affettuosa quotidianità e lirismo poetico viene elevato a una dimensione solenne. La finestra semiaperta sulla sinistra, a memoria di quelle delle pale rinascimentali, mostra una campagna assolata, immersa nel caldo estivo. La luce che ne proviene fa splendere i tasti del pianoforte, la cui fuga prospettica respinge nuovamente lo sguardo verso il paesaggio. La stessa luce luminosissima avvolge le tre sorelle e le tornisce, sospendendole come per incanto in un istante di intimità quotidiana. Di articolato impianto prospettico è la fuga del pavimento, fin troppo ribaltato, i cui motivi geometrici hanno suggerito confronti con opere di Ambrogio Lorenzetti, uno dei maestri della scuola senese del Trecento.




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