NOTE SULL'ARTE

scritte dal dott. Giuseppe Frascaroli

John William Godward - La presa in giro

09/08/2026 - nota n° 394
John William Godward, nato a Wimbledon il 9 agosto 1861, deceduto a Londra il 13 dicembre 1922, è stato un pittore britannico appartenente all’ultima generazione dei preraffaelliti e dei classicisti vittoriani, spesso considerato uno degli ultimi grandi esponenti del Neoclassicismo accademico. (Si veda anche in Note sull’Arte: “Campaspe”, alla nota 336 del 09/08/2024 e "Malizia e riposo" alla nota 369 del 09/08/2025).
Con “La presa in giro” (The Tease), realizzato nel 1901, John William Godward offre una delle più eleganti interpretazioni della bellezza classica, trasportando l'osservatore in un mondo ideale, dove il tempo sembra essersi arrestato. L'artista non si limita a rievocare l'antica Grecia e Roma con rigorosa precisione archeologica, ma ne coglie soprattutto l'essenza poetica, trasformando la quotidianità in un momento di eterna armonia.
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La protagonista è una giovane donna seduta su una candida panca di marmo, immersa nella quiete di una terrazza affacciata sul mare. Il suo corpo, elegantemente adagiato, rivela una naturale compostezza, mentre il volto, leggermente reclinato, esprime una dolce concentrazione. Indossa una lunga veste color cremisi, le cui pieghe morbide e profonde scendono con una grazia quasi scultorea, impreziosita da una fascia dorata ricamata che avvolge la vita e introduce un raffinato equilibrio cromatico. Con la mano destra la giovane lascia penzolare alcune piume di pavone davanti a un piccolo gatto dal manto fulvo. L'animale osserva con attenzione quel leggero movimento, pronto a scattare verso il suo sfuggente bersaglio. È un gioco innocente, fatto di attese e di piccoli inganni, che dà il titolo all'opera: una tenera "presa in giro", nella quale il piacere risiede non tanto nella conquista, quanto nell'attimo sospeso che precede ogni gesto. La straordinaria abilità tecnica di Godward emerge in ogni particolare. Il marmo appare levigato fino a diventare quasi palpabile, riflettendo una luce calda e delicata che ne esalta la purezza. Le stoffe sembrano possedere consistenza reale, mentre ogni dettaglio, dalle sottili venature della pietra alle piume del pavone, fino al morbido pelo del gatto, testimonia una pazienza esecutiva degna degli antichi maestri. Alle spalle della giovane si apre un luminoso paesaggio mediterraneo. Il mare si perde nell'azzurro dell'orizzonte, i cipressi scandiscono il ritmo della composizione e il grande pino ad ombrello distende la sua chioma come un naturale baldacchino. Sul lato destro compare quella che, secondo me, è un'antica erma marmorea di Sileno, il vecchio compagno di Dioniso, riconoscibile dalla lunga barba e dai lineamenti severi. Curiosamente, la scultura volge lo sguardo nella direzione opposta rispetto alla giovane donna, quasi del tutto indifferente al piccolo episodio che si svolge accanto a essa. Questa scelta compositiva introduce un sottile significato poetico: il mondo immobile dell'antichità, incarnato dal marmo eterno, sembra ignorare il fugace gioco della vita, mentre la fanciulla e il gatto vivono pienamente l'istante presente. Proprio in questo contrasto risiede uno dei maggiori fascini dell'opera. Da un lato la pietra, simbolo della memoria e della permanenza; dall'altro la giovinezza, il movimento e la leggerezza di un momento destinato a dissolversi. Godward costruisce così una silenziosa meditazione sul tempo, nella quale la bellezza non nasce dall'azione, ma dall'equilibrio perfetto tra immobilità e vita. Osservando “La presa in giro”, si percepisce una pace quasi assoluta. La luce accarezza ogni superficie senza fretta, il mare tace, il vento sembra appena sfiorare le piume di pavone e ogni elemento trova il proprio posto in una composizione di impeccabile equilibrio. È la celebrazione di un attimo semplice che, grazie alla pittura, diventa eterno. Godward ci ricorda che la vera bellezza non risiede negli eventi straordinari, ma nella capacità di trasformare un gesto quotidiano in una poesia silenziosa, dove la grazia, la luce e l'armonia continuano a vivere ben oltre il trascorrere del tempo.
© Giuseppe Frascaroli

ARTE - ARCHIVI

Ghenos, software di digitalizzazione archivi

Ghenos e gli Stati d'Anime

Tra gli archivi oggi disponibili per la consultazione, i più interessanti, cioè quelli che danno i maggiori risultati positivi, sono gli Archivi Parrocchiali, ed in special modo i Registri Parrocchiali. Grazie a quest’ultimi, nella storia dell’arte, possiamo arrivare ad identificare anche la presenza di artisti che hanno operato o vissuto in una data località. Un esempio interessante ci viene fornito dalla Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico di Roma. Se avete modo di leggerlo, su internet si trova anche una sintesi in pdf, scoprirete l’importanza che hanno gli Stati d’Anime. Il titolo del libro è “Alla ricerca di ‘Ghiongrat’, studi sui libri parrocchiali romani (1600-1630) a cura di Rossella Vodret. Dopo un interessante ed eloquente spiegazione di cosa sono gli Stati d’anime. “Gli Stati delle Anime sono registri di natura religiosa contenenti i nomi, i cognomi, le età, le provenienze e le professioni dei residenti nelle circoscrizioni parrocchiali.
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Compilati dai parroci con cadenza annuale sono a tutti gli effetti documenti ecclesiastici, ma per le informazioni che forniscono e per come sono strutturati, costituiscono le principali fonti disponibili per ricostruire la storia delle popolazioni e sono utili anche per la storia urbanistica, per la storia sociale ed economica, per la storia dell’architettura e dell’arte. Il lavoro di ricerca che lo studio ha effettuato, dopo dieci anni, ha potuto documentare tutti gli artisti che nel periodo sottoposto ad analisi hanno vissuto a Roma portando il loro contributo alla crescita culturale della città.
A nostro parere, pur essendo stato un dettagliato ed intenso lavoro di analisi, nonché di lettura dei registri, porta ad una riflessione che potrebbe mettere in discussione l’interesse degli storici a questo tipo di ricerca. L’uso frequente della consultazione degli archivi, porta inesorabilmente ad una inevitabile usura dei registri stessi. Meglio sarebbe digitalizzare i registri affinché possano essere successivamente consultabili da chiunque voglia intraprendere delle ricerche.
Ghenos, il software per la digitalizzazione degli archivi parrocchiali, è stato realizzato proprio per evitare le continue consultazioni a contatto con i registri cartacei. È una soluzione validissima che consente di effettuare ricerche approfondite senza doverli sfogliare. Con questo software non ci si limita ad inserire indici per visualizzare le pagine dei registri, ma, con un buon gruppo di lavoro, vengono inseriti tutti i dati dei fedeli che i parroci nel tempo hanno scritto sui registri sacramentali. Possiamo quindi trovare con facilità ogni individuo, la sua genealogia e le varie annotazioni che lo riguardano. Gli Stati d’anime diventano con Ghenos i registri cardine della ricostruzione genealogica, e da qui, anche in futuro, chiunque potrebbe trarre informazioni utili alle sue ricerche.
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