NOTE SULL'ARTE

scritte dal dott. Giuseppe Frascaroli

Jusepe de Ribera - Martirio di San Filippo

17/02/2024 - nota n° 316
Jusepe de Ribera, conosciuto anche col soprannome Spagnoletto è nato a Xàtiva, nella comunità autonoma Valenciana, nel 1591 ed è deceduto a Napoli nel 1652. Dopo un primo apprendistato in Spagna si trasferì in Italia nel 1610, soggiornando in vari centri. Per la formazione del suo stile fu fondamentale il contatto con i caravaggisti nordici che operavano a Roma, dai quali desunse l’accentuato realismo e il tenebrismo che hanno caratterizzato la sua produzione. ... CONTINUA
Si trasferì in seguito a Napoli dove divenne uno dei maggiori protagonisti della pittura napoletana ed europea del XVII secolo. (Vedi anche in Note sull’Arte E-Book alla nota n° 143 del 13/02/2022 e \"la Pietà\" su Note sull’Arte n° 254 del 17/02/2023).
Il "Martirio di San Filippo" È un olio su tela di cm 234x234, realizzato da Ribera nel 1639 e conservato al Museo del Prado di Madrid. La tela fu probabilmente eseguita per il Re di Spagna Filippo IV, e compare per la prima volta nei documenti del 1734, quando è registrata nell’inventario dell’Alcazar. Nell’opera sono raffigurati gli attimi precedenti al martirio di San Filippo, l’apostolo che predicava nella città di Gerapoli, in Asia Minore, e che fu giustiziato con la crocifissione, avvenuta non con i chiodi ma con delle corde. Come in altre crocifissioni, anche qui Ribera è interessato a sottolineare con particolare forza, la drammaticità dell’evento, insistendo sulla violenza dei carnefici sulla sofferenza fisica del martire. L’azione si svolge su uno sfondo di cielo con nuvole bianchissime, sul quale risaltano le figure, illuminate da una luce intensa. La scena è dinamica e dominata da linee diagonali, i volti dei carnefici sono quasi invisibili mentre è evidente lo sforzo compiuto per sollevare il corpo inerte del Santo, rapito nell’estatica accettazione del martirio. Al martirio del Santo assistono diverse persone: sulla destra si vede un gruppo di figure alcune spaventate, tra cui un soldato barbuto che fissa il martirio con un’espressione di indifferenza, ritratto con acuto naturalismo. In basso a sinistra è visibile una contadina che tiene tra le braccia un bambino, e ha lo sguardo rivolto verso lo spettatore, melanconico e rassegnato, quasi assente.




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