NOTE SULL'ARTE

scritte dal dott. Giuseppe Frascaroli

Vasilij Vasil’evič Kandinskij - Composizione VI

16/12/2025 - nota n° 349
Vasilij Vasil’evič Kandinskij (Mosca 1866 – Neuilly-sur-Seine 1944) è considerato il padre della “pittura astratta”, corrente che ha cambiato per sempre la concezione delle arti figurative. Al principio del Novecento l’Europa arriva a definire e a teorizzare con chiarezza un proprio linguaggio visivo astratto, caratterizzato da un approccio che, partendo dallo studio delle forme e dei principi della percezione, approda alla messa al bando di ogni contenuto realistico. È certo, tuttavia, che le riflessioni e gli esperimenti in direzione di un’arte non oggettiva andavano maturando ormai da tempo in alcune capitali dell’arte europea.
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Va detto che Kandinskij inizialmente è stato un pittore figurativo, per poi gradualmente cancellare la distinzione tra figure e sfondo, riconsegnando come risultato una composizione quasi astratta. (Si veda anche in Note sull’Arte “Quadro con arciere”, alla nota 305 del 16/12/2023).
“Composizione VI” è un dipinto a olio su tela di cm 195 × 300, realizzato nel 1913 da Vasilij Kandinskij e conservato all'Ermitage di San Pietroburgo, e può essere considerato uno dei massimi capolavori dell’astrattismo lirico. “Composizione VI” è un’esplosione visiva che immerge lo spettatore in una tempesta emotiva.
L’opera, vasta e travolgente, sembra vibrare come un organismo vivente: non rappresenta un soggetto riconoscibile, ma evoca sensazioni profonde attraverso il semplice linguaggio dei colori e delle forme. L’intera superficie è attraversata da movimenti ascendenti e discendenti, come se forze contrapposte si urtassero in un vortice continuo. Non c’è un vero centro prospettico: l’energia si espande e si contrae ovunque, dando la sensazione di trovarsi nel cuore di un gigantesco flusso sonoro. Kandinsky, che associava pittura e musica, qui costruisce una sorta di sinfonia visiva: linee che si spezzano come accordi, macchie che si diffondono come vibrazioni, forme che si scontrano come crescendo orchestrali. La tavolozza è intensa, quasi febbrile. I colori sembrano non solo dipinti, ma liberati: nonostante la varietà cromatica, con blu profondi, rossi incandescenti, gialli luminosi, azzurri e verdi, neri e bruni, tutto appare sorprendentemente armonico, come se un ordine invisibile tenesse insieme il caos apparente. Le linee nere in particolare, talvolta morbide, talvolta spezzate, sono come calligrafie energetiche. Sembrano disegnare un movimento continuo, un ritmo, un eco. La pittura non racconta una storia figurativa, ma un dramma interiore: Kandinsky stesso collegava quest’opera all’idea del Diluvio, non come evento narrativo, ma come metafora di distruzione e rinascita. L’opera è intrisa di una qualità quasi coreografica: le forme sembrano danzare, scontrarsi e fondersi. È come assistere a una battaglia tra forze primordiali - acqua, vento, tensioni spirituali - senza mai poterle distinguere chiaramente. Ciò che colpisce è l’intensità emotiva: lo sguardo non trova un appoggio stabile, è trascinato da un punto all’altro in un movimento continuo, quasi ipnotico. Quest’opera rappresenta: una sintesi matura tra colore e musica, un passo fondamentale verso l’astrazione pura, un tentativo di “visualizzare l’invisibile”, cioè gli stati interiori. Per Kandinsky, la pittura doveva essere una risonanza dell’anima, e Composizione VI è uno degli esempi più alti di questa filosofia.
© Giuseppe Frascaroli

ARTE - ARCHIVI

Ghenos, software di digitalizzazione archivi

Ghenos e gli Stati d'Anime

Tra gli archivi oggi disponibili per la consultazione, i più interessanti, cioè quelli che danno i maggiori risultati positivi, sono gli Archivi Parrocchiali, ed in special modo i Registri Parrocchiali. Grazie a quest’ultimi, nella storia dell’arte, possiamo arrivare ad identificare anche la presenza di artisti che hanno operato o vissuto in una data località. Un esempio interessante ci viene fornito dalla Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico di Roma. Se avete modo di leggerlo, su internet si trova anche una sintesi in pdf, scoprirete l’importanza che hanno gli Stati d’Anime. Il titolo del libro è “Alla ricerca di ‘Ghiongrat’, studi sui libri parrocchiali romani (1600-1630) a cura di Rossella Vodret. Dopo un interessante ed eloquente spiegazione di cosa sono gli Stati d’anime. “Gli Stati delle Anime sono registri di natura religiosa contenenti i nomi, i cognomi, le età, le provenienze e le professioni dei residenti nelle circoscrizioni parrocchiali.
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Compilati dai parroci con cadenza annuale sono a tutti gli effetti documenti ecclesiastici, ma per le informazioni che forniscono e per come sono strutturati, costituiscono le principali fonti disponibili per ricostruire la storia delle popolazioni e sono utili anche per la storia urbanistica, per la storia sociale ed economica, per la storia dell’architettura e dell’arte. Il lavoro di ricerca che lo studio ha effettuato, dopo dieci anni, ha potuto documentare tutti gli artisti che nel periodo sottoposto ad analisi hanno vissuto a Roma portando il loro contributo alla crescita culturale della città.
A nostro parere, pur essendo stato un dettagliato ed intenso lavoro di analisi, nonché di lettura dei registri, porta ad una riflessione che potrebbe mettere in discussione l’interesse degli storici a questo tipo di ricerca. L’uso frequente della consultazione degli archivi, porta inesorabilmente ad una inevitabile usura dei registri stessi. Meglio sarebbe digitalizzare i registri affinché possano essere successivamente consultabili da chiunque voglia intraprendere delle ricerche.
Ghenos, il software per la digitalizzazione degli archivi parrocchiali, è stato realizzato proprio per evitare le continue consultazioni a contatto con i registri cartacei. È una soluzione validissima che consente di effettuare ricerche approfondite senza doverli sfogliare. Con questo software non ci si limita ad inserire indici per visualizzare le pagine dei registri, ma, con un buon gruppo di lavoro, vengono inseriti tutti i dati dei fedeli che i parroci nel tempo hanno scritto sui registri sacramentali. Possiamo quindi trovare con facilità ogni individuo, la sua genealogia e le varie annotazioni che lo riguardano. Gli Stati d’anime diventano con Ghenos i registri cardine della ricostruzione genealogica, e da qui, anche in futuro, chiunque potrebbe trarre informazioni utili alle sue ricerche.
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