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I SANTI DEL GIORNO: 26 agosto, Sant'Alessandro di Bergamo (Tebe?, III secolo – Bergamo, 26 agosto 303)

Sant'Alessandro di Bergamo (Tebe?, III secolo – Bergamo, 26 agosto 303)



Sant'Alessandro di Bergamo


Sant'Alessandro di Bergamo


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Bernardino Scapi, detto Bernardino Luini (Dumenza, 1481 circa – Milano, giugno 1532)


Bernardino Scapi, detto Bernardino Luini (Dumenza, 1481 circa – Milano, giugno 1532), è stato un pittore italiano, di scuola rinascimentale lombarda, riferibile al gruppo dei Leonardeschi.
Originario di Dumenza, sul Lago Maggiore, Luini si formò forse a Verona in Veneto (come è stato dedotto dalla pala "Madonna col Bambino e i santi Agostino e Margherita" proveniente da quella città, firmata Bernardinus Mediolanensis, oggi al Museo Jacquemart André di Parigi e a lui attribuita, e che dimostra affinità stilistiche con la pittura di Gerolamo dai Libri). Alcune opere dei suoi primissimi anni (1513-1515) sono visibili alla Certosa di Pavia, nell'atrio (affreschi con "San Cristoforo" e "San Sebastiano"), nella chiesa della Certosa nel transetto destro l'affresco con la "Madonna col Bambino" e nel Museo (pannelli di polittico con San Martino e Sant'Ambrogio). All'interno della chiesa cemeteriale di san Pietro a Luino una delle sue prime prove ad affresco è l"Adorazione dei Magi". Nel Duomo di Monza gli viene attribuito l'affresco del presbiterio con "San Gerardo dei Tintori" e nell'oratorio di San Vittore a Meda le "figure a mezzo busto" dei tondi e dei rombi del fregio sul tramezzo.
Stabilitosi definitivamente in Lombardia, dipinse gli affreschi nell'oratorio di Santa Maria Nova detta del Pilastrello (pietra miliare sulla quale oltre a segnare le distanze indicava i luoghi di culto ed altro nelle vicinanze) a Vimodrone, sesto miglio da Milano; (la cappella della Beata Vergine è attribuita a Gian Giacomo Dolcebuono), quindi lavorò a Milano in Santa Maria della Passione ove nel 1510 lasciò il "Compianto di Cristo" e all'abbazia di Chiaravalle (la cosiddetta "Madonna della Buonanotte" nel transetto della chiesa, 1512), alla cappella del Santissimo Sacramento nella chiesa milanese di San Giorgio al Palazzo (1516), l'opera più importante di questo periodo e in cui ci fu una probabile collaborazione di Gaudenzio Ferrari per una "alia icona ecce Homo", oggi scomparsa. La più importante commissione di opere di carattere profano viene ottenuta dall'artista dalla nobile famiglia dei Rabia per i quali affrescherà il palazzo milanese e successivamente eseguirà diversi cicli di affreschi con "Storie dell'Esodo" e "Storie di Apollo e Dafne" nella Villa della Pelucca, (affreschi staccati oggi in gran parte a Brera). Lo stato frammentario degli affreschi, strappati all'inizio dell'Ottocento e venduti dagli eredi dei Rabia, ne rende difficile l'interpretazione dei soggetti di origine mitologica...


Alessandro di Bergamo (Tebe?, III secolo – Bergamo, 26 agosto 303) è stato, secondo la tradizione, un soldato della legione tebea, che subì il martirio a Bergomum. È venerato come santo dalla Chiesa cattolica.
Fu probabilmente, secondo quanto documentato dai tardivi atti del suo martirio (risalenti all'VIII secolo), il vessillifero della leggendaria legione Tebea, composta da soldati della Tebaide e comandata dal generale romano Maurizio anch'egli venerato dalla Chiesa cattolica con il nome di san Maurizio.
Secondo la tradizione, la centuria di cui Alessandro era comandante fu spostata intorno all'anno 301 dalla Mesopotamia alle regioni occidentali, prima a Colonia, poi a Brindisi, sino a giungere in Africa.
Durante il lungo viaggio dei legionari, diverse persecuzioni contro i cristiani furono ordinate dall'imperatore Massimiano, ma i soldati si rifiutarono di eseguire gli ordini pagando con la decimazione, avvenuta ad Agaunum, nell'odierna Saint Maurice-en-Valais che si trova nel cantone Vallese, in Svizzera.
Tra gli scampati al massacro, Alessandro riparò con alcuni suoi compagni in Italia, ma fu imprigionato a Milano (nel luogo dove oggi sorge la basilica di Sant'Alessandro in Zebedia, in piazza di Sant'Alessandro) e qui si rifiutò di abiurare alla fede cristiana come ordinatogli dall'imperatore Massimiano. Fuggito dalla prigione, grazie all'aiuto di Fedele di Como e del vescovo Materno, sulla strada verso Como, secondo la leggenda compì il miracolo di risuscitare un defunto.
Dopo essere stato riconosciuto, catturato e riportato davanti a Massimiano, Alessandro abbatté l'ara preparata per il sacrificio agli dei romani, facendo infuriare l'imperatore, che lo condannò a morte per decapitazione; la leggenda vuole che il carnefice non osasse colpirlo poiché Alessandro gli appariva "come un monte" e, per lo spavento, gli si sarebbero irrigidite le braccia: la stessa sorte sarebbe toccata ad altri soldati chiamati ad eseguire la condanna; pertanto fu nuovamente incarcerato nel Carcere Zebedeo, a morire di stenti, ma riuscì nuovamente a fuggire... CONTINUA SU WIKIPEDIA




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