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I SANTI DEL GIORNO: 18 dicembre, San Malachia, profeta (V secolo)

San Malachia, profeta (V secolo)



Incoronazione della Madonna con la Trinità tra San Giovanni De Matha e San Felice di Valois


San Malachia, profeta (V secolo)


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Giacomo Antonio Melchiorre Ceruti, detto il Pitocchetto (Milano, 13 ottobre 1698 – Milano, 28 agosto 1767)


Giacomo Antonio Melchiorre Ceruti, detto il Pitocchetto (Milano, 13 ottobre 1698 – Milano, 28 agosto 1767), è stato un pittore italiano, annoverato tra i più importanti esponenti del tardo barocco italiano.
Nacque a Milano, probabilmente da quel Fabiano Ceruti che fu allievo di Cristoforo Agricola[1]; fin dai primi anni venti del Settecento fu attivo a Brescia, città in cui si guadagnò il soprannome di «Pitocchetto» per il genere pittorico che aveva come soggetti principali i poveri, i reietti, i vagabondi, i contadini (i pitocchi, appunto), raffigurati in quadri a grande formato e ripresi con stile documentaristico e con uno spirito di umana empatia.. Il suo percorso artistico è parte di quel filone della "pittura di realtà", che ha in Lombardia una tradizione secolare: prima di lui grandissimi artisti come Vincenzo Foppa, la scuola bresciana intorno a Moretto e Savoldo, Caravaggio, tutti avevano toccato l'argomento, ma nessuno prima del Ceruti seppe indagare con tanta spietata lucidità la verità quotidiana.
Il Ritratto del conte Giovanni Maria Fenaroli (1724, collezione Fenaroli, Corneto) è stata considerata la sua prima opera di certa attribuzione. Il 14 dicembre 2018 sono stati presentati al Castello di Padernello due inediti ritratti del Pitocchetto. Il ritratto di " Monsieur Domenic Cerri Mozzanica" datato 1716 e firmato dal Ceruti é ora da considerare l'opera più antica di certa attribuzione.
Nel 1736 l'artista lombardo si trasferì prima a Venezia e poi a Padova, dove la sua attività per la Basilica del Santo e per altre chiese è documentata nel triennio successivo, tra cui quella di Santa Lucia presso la quale, oltre ad una pala dedicata alla santa e un Battesimo di San Giustino, sono presenti anche i Quattro Padri della Chiesa, i Quattro Evangelisti e i Quattro Santi protettori della città. Da ricordare anche le due tele presso la Basilica di Santa Maria Assunta di Gandino (1734) raffiguranti la Nascita di Maria e la Morte di Maria e gli affreschi di Palazzo Grassi a Venezia (1736). Fra i suoi maggiori estimatori vi fu il collezionista tedesco Marshal Matthias von Schulenburg, che arrivò a possedere venti tele del Ceruti, fra cui i tre Mendicanti oggi nella collezione Thyssen-Bornemisza.
Sulle sue produzioni artistiche per i luoghi sacri, gli influssi che ebbero le opere di Carlo Ceresa e Antonio Cifrondi sono innegabili. Fra le fonti di ispirazione per le sue figure di genere vi sono invece Pietro Bellotto e le stampe di Jacques Callot.
Dopo il soggiorno veneziano, ricevette varie commissioni pubbliche e tornò a Milano, dove è documentata la sua presenza nel triennio dal 1742 al 1745, trasferendosi in seguito a Piacenza. Larga parte della sua attività fu dedicata alla ritrattistica, particolarmente delle famiglie della nobiltà o alta borghesia bresciana (Fenaroli, Lechi, Avogadro, Cattaneo and Bargnani). Tra i ritratti ufficiali commissionatigli vi furono il Ritratto di Guido Antonio Arcimboldi per il Luogo Pio della Stella e il ritratto del Nobile Attilio Lampugnani-Visconti, per l'Ospedale Maggiore di Milano ..


Malachia è l'ultimo dei profeti minori dell'Antico Testamento; autore del Libro di Malachia, sarebbe vissuto attorno al V secolo a.C..
Il suo libro profetico è l'ultimo di quelli dei Profeti minori, sia per la tradizione ebraica, secondo la quale Malachia è appunto il "sigillo dei profeti", che secondo quella cristiana. Si compone di sei brani costituiti sullo stesso tipo; Jahvé, o il suo profeta, lancia un'affermazione, che è discussa dal popolo o dai sacerdoti e che è sviluppata in un discorso in cui si alternano minacce e promesse di salvezza. Sono soprattutto due i temi che lo riguardano: le colpe culturali dei sacerdoti e dei fedeli e lo scandalo dei matrimoni misti e dei divorzi.
Quasi del tutto assenti sono i dati biografici del profeta Malachia che sembra essere appartenuto alla tribù di Zabulon ed essere nato a Sofa. Sarebbe vissuto dopo la ricostruzione del tempio di Gerusalemme nel 520 a.C., quindi al ritorno dall'esilio babilonese del 538 a.C. Erano da poco scomparsi i profeti Aggeo e Zaccaria. In questo libro infatti si accusa quanto si sia svuotato di significato religioso la celebrazione dei riti del tempio. In tal senso la voce del profeta Malachia denuncia l'esteriorità priva di interesse reale. Egli invita i fedeli a saper attendere l'incontro con il Signore. Infatti il libro termina con una visione escatologica che annuncia la venuta di un messaggero del Signore che discernerà gli empi dai fedeli; in questa si vede una profezia della venuta di Giovanni Battista.
Malachia è venerato come santo dalla Chiesa cattolica e celebrato il 18 dicembre. .. CONTINUA SU WIKIPEDIA




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