Conosciamo solo il racconto della sua morte fatto da san Gregorio Magno. Per accompagnarne il transito apparvero i martiri Giovenale ed Eleuterio.
Martirologio Romano: A Rieti, commemorazione di san Probo, vescovo, di cui il papa san Gregorio Magno scrisse un elogio.
Probo è un bell’aggettivo, usato, almeno una volta, anche come nome, nella maniera in cui ancor oggi sono usati i nomi di Modesto, di Pio, di Clemente, di Benigno e di Benedetto.
Probo significa onesto, integerrimo, dabbene : anche oggi, per ogni professione, ci sono i cosiddetti probi viri, cioè gli uomini onesti, che giudicano della correttezza dei colleghi nella vita professionale.
L'unico testo che possediamo su questo santo vescovo reatino è il racconto che fa s. Gregorio Magno della sua santa morte. Trovandosi Probo in punto di morte si preoccupava píú di coloro che l'assistevano, il padre Massimo ed i medici, che di se stesso e raccomandava loro, giacché già si faceva sera, di pensare al proprio sostentamento ed al proprio riposo. Restò presso di lui solo un ragazzetto (vivo ancora ai tempi in cui scriveva s. Gregorio): ed ecco nella stanza dell'infermo apparire alcuni personaggi vestiti di vesti candide e piú splendenti della luce. Il fanciullo spaventato cominciò a gridare, ma Probo, riconosciuti quei personaggi, disse al ragazzo: "Non aver paura, sono i martiri Giovenale ed Eleuterio che sono venuti a trovarmi". Tuttavia il ragazzo corse alla sala superiore per avvertire gli altri dello strano fatto. Tutti accorsero, ma non trovarono piú vivo il santo vescovo: i due martiri erano venuti ad assisterlo nella sua morte e ad accompagnarne l'anima al cielo...
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