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I SANTI DEL GIORNO: 17 gennaio, Sant'Antonio abate (12 gennaio 251 – deserto della Tebaide, 17 gennaio 356)

Sant'Antonio abate (12 gennaio 251 – deserto della Tebaide, 17 gennaio 356))



 Sant'Antonio Abate e Paolo Eremita, 1520 circa, Venezia, Gallerie dell'Accademia


Sant'Antonio Abate e Paolo Eremita, 1520 circa, Venezia, Gallerie dell'Accademia


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Giovanni Gerolamo Savoldo (Brescia, 1480 circa – post 1548)


Giovanni Gerolamo Savoldo (Brescia, 1480 circa – post 1548) è stato un pittore italiano, cittadino della repubblica di Venezia.
L'artista, sebbene attivo soprattutto a Venezia, dove risiedette a lungo, si mantenne sempre sostanzialmente fedele alla matrice naturalistica dell'arte lombarda, arrivando ad essere considerato come uno dei tre grandi maestri del primo Rinascimento bresciano, assieme al Romanino e al Moretto.
I suoi cosiddetti «notturni» (scene ambientate di notte con una fonte di luce interna al dipinto) furono probabilmente fonte d'ispirazione e punto di partenza per la formazione del Caravaggio
Attivo nell'arco di due decenni, dal 1520 al 1540 circa, non si conosce nessuna sua opera giovanile, anche se è documentato a Parma nel 1506, e a Firenze nel 1508, dove si iscrisse all'Arte dei Medici e Speziali, quella dei pittori. In quegli anni dovette venire a contatto con le novità della Maniera Moderna, che avevano visto nella città del giglio il fiorire dei capolavori di Leonardo, Michelangelo e Raffaello.
Risalgono ai primi anni noti il Riposo durante la fuga in Egitto della collezione von Loetzbech di Nannhofen ad Augusta, l’Elia alimentato da un corvo, databile al 1520 circa, della National Gallery of Art di Washington, e la Pietà (o Deposizione) del Kunsthistorisches Museum di Vienna.
A Venezia si stabilì entro il 1520 e in quell'anno firmò la tavola con i Santi eremiti Antonio e Paolo, delle veneziane Gallerie dell'Accademia, e l'anno successivo completò la Madonna e santi per San Niccolò a Treviso, iniziata dal pittore Fra Marco Pensaben, inserendovi l'angelo musicante ai piedi del trono[2]. Per i committenti lagunari dipinse relativamente poco, restando tuttavia inserito nell'ambito della cultura figurativa locale. La sua pittura rimase però ben legata al filone naturalistico "bresciano" e influenzata dalla pittura nordica. Da un punto di vista di intonazione sentimentale invece fu influenzato da Giorgione e la sua "suggestione contemplativa".
Sempre dello stesso periodo è databile l'olio con le Tentazioni di sant'Antonio, conservata alla Timken Art Gallery di San Diego, un soggetto che gli offrì la possibilità di interpretare motivi tipici della cultura fiamminga e in particolare dell'opera di Bosch, molto apprezzata dai committenti veneziani...


Santo Antonio abate, detto anche sant'Antonio il Grande, sant'Antonio d'Egitto, sant'Antonio del Fuoco, sant'Antonio del Deserto, sant'Antonio l'Anacoreta (in greco antico: Ἀντώνιος, Antṓnios, in latino: Antonius, in copto: Ⲁⲃⲃⲁ Ⲁⲛⲧⲱⲛⲓ; Qumans, 12 gennaio 251 – deserto della Tebaide, 17 gennaio 356), è stato un abate ed eremita egiziano, considerato il fondatore del monachesimo cristiano e il primo degli abati.
A lui si deve la costituzione in forma permanente di famiglie di monaci che sotto la guida di un padre spirituale, abbà, si consacrarono al servizio di Dio. La sua vita è stata tramandata dal suo discepolo Atanasio di Alessandria. È ricordato nel Calendario dei santi della Chiesa cattolica e da quello luterano il 17 gennaio, ma la Chiesa ortodossa copta lo festeggia il 31 gennaio che corrisponde, nel suo calendario, al 22 del mese di Tobi.
La vita di Antonio abate è nota soprattutto attraverso la Vita Antonii pubblicata nel 357 circa, opera agiografica scritta da Atanasio, vescovo di Alessandria, che conobbe Antonio e fu da lui coadiuvato nella lotta contro l'arianesimo. L'opera, tradotta in varie lingue, divenne popolare tanto in Oriente quanto in Occidente e diede un contributo importante all'affermazione degli ideali della vita monastica. Grande rilievo assume, nella Vita Antonii, la descrizione della lotta di Antonio contro le tentazioni del demonio. Un significativo riferimento alla vita di Antonio si trova nella Vita Sancti Pauli primi eremitae scritta da san Girolamo negli anni 375-377. Vi si narra l'incontro, nel deserto della Tebaide, di Antonio con il più anziano Paolo di Tebe. Il resoconto dei rapporti tra i due santi (con l'episodio del corvo che porta loro un pane, affinché si sfamino, sino alla sepoltura del vecchissimo Paolo per opera di Antonio) vennero poi ripresi anche nei resoconti medievali della vita dei santi, in primo luogo nella celebre Legenda Aurea di Jacopo da Varazze. .. CONTINUA SU WIKIPEDIA




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