santi nati nel giorno




I SANTI DEL GIORNO: 18 giugno Santi Marco e Marcelliano, martiri

Santi Marco e Marcelliano, martiri



Madonna con Gesù Bambino e Santi Lorenzo, Marco e Marcelliano


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Vincenzo Angelo Orelli, o Francesco Saverio Angelico (Locarno, 10 aprile 1751 – Bergamo, 21 gennaio 1813)


Vincenzo Angelo Orelli, o Francesco Saverio Angelico (Locarno, 10 aprile 1751 – Bergamo, 21 gennaio 1813), è stato un pittore svizzero-italiano.
Nel Libro dei Battezzati della parrocchia di Locarno il Gilardoni risalì al certificato di nascita di un Francesco Saverio Angelico figlio del noto pittore Giuseppe Antonio Orelli, della famiglia degli Orelli pittori, e di Maria Gerolama de' Leoni, ma non seppe associarlo al pittore Vincenzo Angelo, risulta però poco probabile che la coppia possa avere avuto un altro figlio nel medesimo anno essendo il 10 aprile la data di nascita. Dalla registrazione delle nascite dei fratelli, alcune a Bergamo, altri a Locarno, si desume che il padre avesse una grande richiesta di commissioni, che obbligava la famiglia a spostarsi di continuo, risulta del 1759 l'ultima sorella nata a Bergamo, forse la residenza definitiva.
Fu avviato fin da piccolo allo studio delle arti pittoriche dal padre, nella bottega nel borgo cittadino di San Leonardo, unitamente al fratello Baldassarre che di sei anni più grande, era specializzato nella quadratura.
Si recò poi alla Reale Scuola di Milano al fine di affinare le sue tecniche pittoriche, periodo seguito da un breve soggiorno a Roma nel 1773, dove ebbe modo di acquisire un suo personale bagaglio artistico, svincolandosi dalla pittura del padre. Fu proprio il genitore, ormai settantenne, a farlo ritornare a Bergamo nel 1775 al fine di affidargli la propria bottega, permettendogli così di intraprendere una brillante carriera artistica, e facendolo entrare nelle relazioni che contavano nella Bergamo di città alta.
l'Orelli sposò Maria Maddalena Vailanti, e nel 1787 nella chiesa di Sant'Alessandro alla colonna risulta battezzato il figlio Giuseppe Antonio Vincenzo Angelo Maria. Appassionato di cultura generale, cominciò anche a frequentare gli ambienti intellettuali cittadini e a stringere amicizie con personaggi influenti dell'epoca, situazione che gli garantì un gran numero di commissioni, tanto da essere considerato, unitamente all'amico Paolo Vincenzo Bonomini, il principale artista bergamasco del tempo. Numerosi furono gli affreschi e i dipinti eseguiti per le ville dell'aristocrazia locale, ma grande richiamo anche ebbero le sue opere religiose eseguite nelle chiese della zona. Tuttavia, nonostante la sua notevole fama, il pittore non si spinse mai al di fuori dei confini della provincia di Bergamo, fatta accezione per un paio di dipinti eseguiti in terra bresciana. Non si conoscono lavori successivi al 1811, la sua morte viene registrata nella Basilica di Sant'Alessandro in Colonna e causa le leggi napoleoniche vigenti, non vi è nessun segno o lapide nel suo luogo di sepolture...


Marco e Marcelliano (Marcus e Marcellianus) sono venerati come santi dalla Chiesa cattolica. Il loro culto è legato a quello dei santi Tranquillino, Marzia, Nicostrato, Zoe, Castulo e Tiburzio, sebbene nel messale della Chiesa Cattolica i soli Marco e Marcelliano vengono festeggiati il 18 giugno.
La loro memoria ricorreva il 18 giugno nel Calendario Tridentino e rimase nel Calendario dei santi fino al 1969, quando venne esclusa per mancanza di dati biografici sui due santi.
La loro leggenda afferma che entrambi vennero martirizzati a Roma, sotto l'imperatore Diocleziano, verso la fine del III secolo, probabilmente nell'anno 286. Marco e Marcelliano sono menzionati nei più antichi martirologi, incluso il Martirologio Romano, al 18 giugno, e il loro martirio è descritto negli Atti di San Sebastiano, in gran parte leggendari sebbene antichi.
Secondo la tradizione, Marco e Marcelliano erano fratelli gemelli, figli di due cristiani di Roma, Tranquillino e Marzia; divenuti anch'essi attivi cristiani, vennero nominati diaconi e, nonostante la loro carica ecclesiastica, si erano sposati e avevano avuto figli. Una volta che l'imperatore Diocleziano obbligò i cristiani ad adorare gli dèi pagani, Marco e Marcelliano, che si erano rifiutati di obbedire, vennero arrestati e rinchiusi in carcere.
Il padre dei due cristiani, afflitto dalla loro cattura, aveva pregato il prefetto Cromazio di concedere trenta giorni di riflessione ai suoi figli, in modo da far rivedere la loro affermazione. Marco e Marcelliano erano ormai sul punto di cedere quando San Sebastiano, ufficiale cristiano al servizio dell'imperatore, fece loro visita in prigione invitandoli a non cedere. Mentre rivolgeva queste parole ai due santi, Sebastiano fu avvolto di una luce divina che provocò lo stupore e la successiva conversione di Tiburzio, figlio dello stesso Cromazio, di Nicostrato, ufficiale dell'esercito, della moglie Zoe, muta da sei anni e dello stesso prefetto...

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