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Pietro Rotari (Verona, 30 settembre 1707 – San Pietroburgo, 31 agosto 1762)
Pietro Rotari (Verona, 30 settembre 1707 – San Pietroburgo, 31 agosto 1762) è stato un pittore italiano.
Nato a Verona da una nobile famiglia, il conte Pietro Antonio Rotari frequentò dapprima l'incisore Robert van Auden Aerd[1] (giunto a Verona al seguito del mecenate e vescovo Francesco Barbarigo), per poi passare nella scuola del pittore veronese Antonio Balestra.
Tra il 1723 e il 1725 si trasferì a Venezia, dove entrò in contatto con Giovanni Battista Piazzetta e il vedutista svedese Johan Richter; qui studia le opere di Paolo Veronese e Tiziano. Dal 1725 al 1729 fu a Roma, alla scuola di Francesco Trevisani, dove rimase sino al 1732, anno in cui si trasferì a Napoli. Nella città partenopea lavorò sino al 1734 con Francesco Solimena. In seguito tornò a Verona, dove aprì una bottega (cosa che fu possibile soprattutto grazie alla condizione agiata della sua famiglia e anche perché egli era il figlio primogenito).
In seguito alla morte del padre, iniziò a viaggiare per le capitali d'Europa dove ottenne importanti commissioni: Vienna, Dresda. Qui, mentre lavorava presso la corte sassone, fu chiamato a quella di Pietroburgo dall'imperatrice Elisabetta, che lo ricoprì di onori. Divenne così il pittore della corte russa; realizza, inizialmente opere dal tema mitologico e ritratti dei grandi dell'impero, ma diventa poi celebre per i piccoli ritratti femminili, che diventano un'autentica moda. La gamma dei colori della sua tavolozza diventa essenziale: fa uso di varie tonalità di grigi, marroni tenui, verde oliva, rosa e neri, e il bianco per le lumeggiature, le perle e i merletti...