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I SANTI DEL GIORNO: 23 novembre, San Clemente I, papa (Roma, ... – Cherson, 23 novembre 100)

San Clemente I, papa (Roma, ... – Cherson, 23 novembre 100)



Visione di san Clemente-Londra National Gallery


Visione di san Clemente-Londra National Gallery


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Giambattista Tiepolo (Venezia, 5 marzo 1696 – Madrid, 27 marzo 1770)


Giambattista Tiepolo (o Giovanni Battista o Zuan Batista; Venezia, 5 marzo 1696 – Madrid, 27 marzo 1770) è stato un pittore e incisore italiano, cittadino della Repubblica di Venezia. È uno dei maggiori pittori del Settecento veneziano.
Tra i suoi figli vi furono i pittori Giandomenico e Lorenzo Tiepolo.
Giambattista nacque a Venezia nel marzo del 1696, ultimo di nove fratelli, da Domenico Tiepolo, "mercante di negozi da nave", e Orsetta Marangon nella casa di famiglia nei pressi del convento di San Domenico nel sestiere di Castello. Il 16 aprile ricevette il battesimo nella chiesa di San Pietro di Castello. Il 10 marzo dell'anno successivo morì il padre, lasciando la famiglia in perduranti difficoltà economiche.
La sua prima formazione artistica si svolse, dal 1710 circa, nella bottega di Gregorio Lazzarini, pittore eclettico, capace di unire i differenti insegnamenti della tradizione veneziana, da cui apprese, oltre che i primi rudimenti, il gusto per il grandioso e teatrale nelle composizioni. Ben presto si diresse verso la cosiddetta pittura “tenebrosa” di Federico Bencovich e di Giovanni Battista Piazzetta. Oltre che ai contemporanei il suo studio si rivolse ai grandi del Cinquecento veneto, Tintoretto e Paolo Veronese, ma anche all'opera di Jacopo Bassano.
Nel 1715 iniziò a dipingere i cinque soprarchi della chiesa veneziana di Santa Maria dei Derelitti (Ospedaletto), con figure accoppiate di apostoli, dal violento chiaroscuro e dai toni cupi. In questi anni il Tiepolo lavorò anche per il doge in carica, Giovanni II Cornaro, eseguendo nel suo palazzo soprapporte, quadri e ritratti tra cui quello di Marco Cornaro (1716 circa), primo doge nella famiglia, e quello dello stesso Giovanni, entrambi dai toni caldi e chiari, rifacendosi ai modi di Sebastiano Ricci. Nello stesso anno lavorò all'affresco dell'Assunta nella vecchia parrocchiale di Biadene mentre, il 16 agosto, espose alla festa di San Rocco il bozzetto della Submersio Faraonis.
Al 1717 risale la prima menzione dell'artista nella Fraglia dei pittori veneziani. Nello stesso anno quattro incisioni del libro il Gran teatro delle pitture e prospettive di Venezia furono riprese da suoi disegni. Del 1719 è il Ripudio di Vasti, ora in collezione privata a Milano. Il 21 novembre dello stesso anno sposò segretamente Maria Cecilia Guardi (1702-1779), sorella dei pittori Francesco Guardi e Giovanni Antonio Guardi: un matrimonio che sarebbe durato più di cinquant'anni. Da questa unione nacquero almeno dieci figli, tra cui Giandomenico e Lorenzo Baldissera che lavoreranno come suoi assistenti. La coppia risiederà inizialmente nella casa del fratello maggiore Ambrogio nei pressi di Santa Ternita ...


Papa Clemente I, generalmente noto come Clemente Romano per distinguerlo dall'omonimo Alessandrino (Roma, ... – Cherson, 23 novembre 100), è stato il 4º vescovo di Roma e papa della Chiesa cattolica dall'88 al 97.
La Chiesa cattolica e quelle ortodosse lo venerano come santo. Delle sue opere si conoscono uno scritto autentico, la Lettera alla Chiesa di Corinto, e molti altri di dubbia attribuzione, come le Lettere di Clemente. È considerato il primo papa della storia ad aver rinunciato al suo incarico, ma le fonti storiografiche sono dubbie e imprecise. È considerato un Padre della Chiesa.
Origene Adamanzio identificava papa Clemente con l'aiutante di Paolo di Tarso (Lettera ai Filippesi, IV, 3, e 80), così facevano Eusebio, Epifanio, e Girolamo, ma questo Clemente, probabilmente, era un filippese. A metà del XIX secolo si identificava il Papa col console del 95, Tito Flavio Clemente che fu martirizzato da suo cugino, l'imperatore Domiziano, alla fine del consolato. Ma i testi antichi, tuttavia, affermano che il papa visse fino al regno di Traiano. È improbabile anche che fosse un membro della famiglia imperiale. Probabilmente era un liberto o figlio di un liberto della famiglia imperiale, che ne includeva migliaia o decine di migliaia.
Si sa con certezza che nella famiglia di Nerone erano presenti molti cristiani (Filippesi, IV, 22). È estremamente probabile che i latori della lettera di Clemente, Claudio Efebo e Valerio Vito, fossero fra questi; per quanto riguarda i nomi (Claudio e Valerio), essi ricorrono con una certa frequenza fra i liberti dell'Imperatore Claudio (e dei suoi due predecessori della stessa Gens) e di sua moglie Valeria Messalina. I due messaggeri venivano descritti come «...uomini di fede e prudenti che hanno camminato impeccabilmente fra noi dalla gioventù alla maturità» per questo motivo, probabilmente, erano già Cristiani e vivevano a Roma al tempo degli Apostoli, più o meno 30 anni prima. Il prefetto di Roma durante la persecuzione di Nerone era Tito Flavio Sabino, fratello maggiore dell'imperatore Tito Flavio Vespasiano, e padre del Clemente console martirizzato... CONTINUA SU WIKIPEDIA




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