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I SANTI DEL GIORNO: 15 settembre, Beata Maria Vergine Addolorata

Beata Maria Vergine Addolorata



Esaltazione della croce


Maria Addolorata e scene dei sette dolori di Maria - Alte Pinakothek, Munchen and Gemäldegalerie, Dresden


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Albrecht Dürer (Norimberga, 21 maggio 1471 – Norimberga, 6 aprile 1528)


Albrecht Dürer, in italiano arcaico noto come Alberto Duro o Durero (Norimberga, 21 maggio 1471 – Norimberga, 6 aprile 1528), è stato un pittore, incisore, matematico e trattatista tedesco.
Figlio di un ungherese, viene considerato il massimo esponente della pittura tedesca rinascimentale. A Venezia l'artista entrò in contatto con ambienti neoplatonici. Si presume che tali ambienti abbiano sollevato il suo carattere verso l'aggregazione esoterica. Classico esempio è l'opera dal titolo Melencolia I, realizzata nel 1514, in cui sono presenti evidenti simbologie ermetiche. Dürer, pittore e incisore tedesco, conobbe e ammirò l'arte italiana. Nelle sue opere combinò la prospettiva e le proporzioni rinascimentali con il gusto tipicamente nordico per il realismo dei dettagli. I volti, i corpi e gli abiti dei suoi personaggi sono raffigurati con minuziosi particolari, gli ambienti sono descritti in maniera realistica e gli spazi sono chiari e ordinati grazie a una precisa griglia prospettica.
Albrecht Dürer, terzo di otto figli, nacque dall'omonimo orefice, detto "il Vecchio", e da sua moglie Barbara Holper. Dei fratelli e sorelle, solo altri due maschi raggiunsero l'età matura: Endres e Hans, che fu pure pittore alla corte di Sigismondo I di Polonia a Cracovia.
Il padre era originario dell'Ungheria, da dove si era trasferito all'età di ventotto anni per completare la sua formazione in Germania e nelle Fiandre; la sua famiglia, a sua volta, doveva essere di origine sassone, ma da tempo trasferitasi in Transilvania. Il nonno di Dürer, Anton, era nato in una famiglia di contadini e allevatori ad Ajtós e si era trasferito in giovane età a Gyula, vicino a Gran Varadino (l'odierna Oradea in Romania); Anton fu il primo artigiano della famiglia, seguito da Albrecht il Vecchio e da suo nipote Unger (cugino di Dürer).
Albrecht il Vecchio compare in una lista di archibugieri ed arcieri della città di Norimberga già a diciassette anni; dopo alcuni viaggi di perfezionamento nei Paesi Bassi, si stabilì definitivamente a Norimberga, dove entrò nella bottega di Hieronymus Holper, per poi, ormai a quarant'anni, sposarne la figlia appena quindicenne, Barbara. Il matrimonio, celebrato l'8 giugno 1467, gli garantì l'accesso alla cittadinanza norimberghese e, dopo il versamento di una somma di dieci fiorini, la qualifica di "maestro", che gli apriva le porte nel mondo chiuso e ricco di privilegi delle corporazioni. Stimato e benestante, ma non ricco, Albrecht il Vecchio morì il 20 settembre 1502: due anni dopo la vedova si trovava già in condizioni di totale indigenza e venne presa a carico dal figlio Albrecht.
Esistono due ritratti del padre di Dürer, uno agli Uffizi di Firenze e uno alla National Gallery di Londra, oltre a un disegno a punta d'argento generalmente ritenuto autografo; della madre resta una tavola a Norimberga e un disegno a carboncino fatto nel 1514, quando la donna aveva 63 anni...


Maria Addolorata (o Maria Dolorosa, Madonna Addolorata, L'Addolorata oppure Madonna dei sette dolori), in latino "Mater Dolorosa", è un titolo con cui viene molte volte chiamata ed invocata dai cristiani Maria, la madre di Gesù.
Il titolo si basa su alcuni momenti della vita di Maria descritti nei vangeli.
La devozione alla Vergine Addolorata si sviluppa a partire dalla fine dell'XI secolo, con un primo cenno a celebrazioni dei suoi 5 gaudi e dei suoi cinque dolori, simboleggiati da 5 spade, anticipatrici della celebrazione liturgica istituita più tardi. Quando un ignoto scrisse Il Liber de passione Christi et dolore et planctu Matris eius iniziano le composizioni sul tema del Pianto della Vergine. Nel XII secolo, anche a seguito di apparizioni della Madonna, si ebbe un incremento di questo culto e la composizione dello Stabat Mater attribuito a Jacopone da Todi.
Ma la sua storia ha un inizio preciso: il 15 agosto 1233, quando sette nobili fiorentini iscritti all'Arte dei Mercanti e poeti-attori della compagnia dei Laudesi erano soliti esprimere il loro amore a Maria in laudi davanti a un'immagine dipinta su parete di una via, come i giullari facevano con la donna amata. Improvvisamente videro l'immagine animarsi, apparire addolorata e vestita a lutto per l'odio fratricida che divideva Firenze. Questi giovani gettarono le armi, indossarono un abito a lutto, istituirono la compagnia di Maria Addolorata, detta dei Serviti e si ritirarono in penitenza e preghiera sul Monte Sanario.
Alle origini essi pregarono la Vergine gloriosa regina del cielo perché Maria era nella gloria e la vedevano vestita della sua storia terrena di sofferenza e di privazione - l'abito di vedovanza, segno della sua passione sul Calvario. Con il passare dei secoli queste motivazioni dettero origine a varie espressioni di devozione: la Madonna ai piedi della Croce; la Compagnia dell'abito; la Confraternita dei Sette Dolori approvata da Roma nel 1645; il Terz'ordine; la Corona dell'Addolorata; le varie Congregazioni femminili all'Addolorata, ecc. Tra il 1668 e il 1690 le iniziative di culto da parte dei Servi di Maria favorirono la diffusione del culto della Madonna dei Dolori. Intanto il 9 giugno 1668 la S. Congregazione dei Riti permise all'Ordine di celebrare la messa votiva dei Sette Dolori della Beata Vergine. Nel relativo decreto si faceva menzione del fatto che i Servi di Maria portavano l'abito nero in memoria della vedovanza di Maria e dei dolori che essa sostenne nella passione del Figlio... CONTINUA SU WIKIPEDIA




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