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Paolo De Majo (Marcianise, 15 gennaio 1703 - Napoli, 20 aprile 1784)
DE MAIO, Paolo. - Figlio di Giovanni Pietro e di Ovidia Izzo, nacque a Marcianise (Caserta) il 15 genn. 1703.
Il De Dominici (1745), inserendolo tra i discepoli di Francesco Solimena, lo ricordava come "un de' scolari che con assiduità hanno assistito alla scuola, e benché non sia giunto al valore de' più eccellenti, ad ogni modo si porta bene, e non gli mancano continuamente delle faccende, vedendosi molte opere esposte al pubblico". La sua formazione all'interno dell'accademia solimenesca e la convinta adesione ai termini puristici del classicismo arcadico sperimentato dal maestro, sul finire del XVII secolo determinarono un avvio verso equilibrate soluzioni disegnative, cui corrispondeva un misurato uso del chiaroscuro di matrice pretiana. Tra le sue prime opere andranno collocate la Gloria di s. FilippoNeri della parrocchiale di Sant'Antimo, densa di recuperi seicenteschi, e lo Sposaliziodella Vergine, con i due ovati laterali, per S. Nicola alla Carità a Napoli, dove la ripresa dei termini pretiani appare filtrata attraverso l'acquisita consapevolezza del. metro classicistico come scelta di "valore".
Nel 1733 per S. Barbara a Caivano il D. realizzò il Martiriodella santa, manifestando una sottile inclinazione verso un tipo di idealizzazione formale di matrice dichiaratamente reniana. Nel 1734 vennero portate a termine sia la Ss. Trinità e santi per il Carmine Maggiore, sia le due soprapporte del duomo e dell'Annunziata di Marcianise, dove è manifesto l'impegno verso un impianto scenografico monumentale che richiese la collaborazione di un quadraturista aderente alle scelte solimenesche improntate al "far più vasto". Agli stessi anni appartengono il S. Pietro che battezza e il S. Paolo che predica della chiesa napoletana della Madonna dei Monti, mentre è datato 1735 il S. Gregorio che invoca la fine della peste a Roma per la chiesa di S. Gregorio Magno a Crispano, in cui l'interesse verso le vibrazioni luministiche, spinte fino al cangiantismo, si unisce a una cura nella definizione dei corpi che rimanda all'attenzione prestata, sempre in ambito accademico, all'imitazione delle statue classiche...