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santi nati nel giorno




I SANTI DEL GIORNO: 29 settembre, Santi Michele, Gabriele e Raffaele, arcangeli

Santi Michele, Gabriele e Raffaele, arcangeli



I tre Arcangeli-Pinacoteca di Brera, Milan


I tre Arcangeli-Pinacoteca di Brera, Milan


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Marco d'Oggiono (Oggiono, 1470 circa – Milano, 1524 circa)


Marco d'Oggiono (Oggiono, 1470 circa – Milano, 1524 circa) è stato un pittore italiano esponente del Rinascimento lombardo, allievo di Leonardo da Vinci.
Nacque, con ogni probabilità a Milano, tra il 1465 e il 1470, da Cristoforo, orefice benestante, nativo di Oggiono.
Documentato come artista indipendente nella bottega di Leonardo da Vinci fin dal 1490, Marco d'Oggiono eseguì nel 1493-1494, insieme a Giovanni Antonio Boltraffio, la pala Grifi con la Resurrezione di Cristo con i Santi Leonardo e Lucia, per l'oratorio di San Leonardo, annesso alla chiesa milanese di San Giovanni sul Muro, dipinta probabilmente sotto la supervisione del Maestro. Di questa pala rimane soltanto il pannello centrale, un olio su tavola di 230 x 183 centimetri, attualmente conservato a Berlino presso lo Staatliche Museen Gemäldegalerie.
All'inizio del nuovo secolo eseguì una serie di lavori, oggi in parte perduti (due monumentali tele e disegni per gli stalli del coro) per la cattedrale di Savona su commissione del cardinale Giuliano della Rovere, il futuro papa Giulio II (1501-1502); risalgono a questi anni anche le sue tele, perdute, per la confraternita dei milanesi a Venezia e gli affreschi per la chiesa milanese di Santa Maria della Pace (oggi staccati e collocati alla Pinacoteca di Brera), mentre la pala con i Tre arcangeli (anch'essa a Brera) e un polittico firmato, oggi al Castello di Blois, vanno datati ad un momento successivo (1516 circa).
Fu autore di una delle più celebri copie a grandezza naturale del Cenacolo di Leonardo, di committenza francese, oggi nel castello di Ecouen), e di una piccola copia della prima Vergine delle Rocce del maestro fiorentino, oggi alla pinacoteca del Castello Sforzesco di Milano...


Il sistema di sette maggiori arcangeli è un'antica tradizione dell'angelologia di matrice giudaica. Nella Bibbia, però compaiono solo i nomi di tre di essi: Michele, che viene riconosciuto come arcangelo in Giuda 9, Gabriele e Raffaele vengono invece chiamati angeli. Quest'ultimo, poi, solo nel libro di Tobia, un'opera deuterocanonica, cioè ritenuta ispirata solo dalla chiesa cattolica e da quella ortodossa, non dagli ebrei e dai protestanti.
L'esistenza di sette arcangeli e il loro nome risale al Libro di Enoch, un'opera giudaica post-biblica del I secolo a.C., ritenuta canonica solo dalla chiesa copta e non dagli altri cristiani, né dagli ebrei. Differenti fonti successive sono in disaccordo sia sull'identificazione dei sette arcangeli (nome e funzione) sia sulla loro appartenenza alle diverse gerarchie angeliche.
L'utilizzo dei sette arcangeli nella Cabala e in altre dottrine esoteriche ha portato a cercare una corrispondenza con i giorni della settimana, cioè con i sette astri mobili ("pianeti") dell'astronomia antica: Sole, Luna, Marte, Mercurio, Giove, Venere e Saturno. Anche su questo punto, tuttavia, non c'è completo accordo fra le diverse proposte.
Vi è una grande variabilità nel nome degli arcangeli, anzitutto perché i nomi non sono perfettamente uguali nemmeno nei diversi antichi manoscritti di una stessa opera e inoltre perché i traduttori vocalizzano l'ebraico (che scrive solo le consonanti) in modo diverso e più adatto alla fonetica della propria lingua... CONTINUA SU WIKIPEDIA




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