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I SANTI DEL GIORNO: 7 settembre, Santi Festo, diacono, e Desiderio, lettore

Santi Festo, diacono, e Desiderio, lettore



dalla chiesa di san Desiderio

Dalla chiesa di san Desiderio a Pistoia

La vicenda terrena dei martiri miseni, Festo e Desiderio va posizionata nel secolo IV, ed è strettamente collegata al martirio del grande e più conosciuto, vescovo s. Gennaro e degli altri martiri Sosso, Procolo, Eutiche ed Acuzio.

Bisogna subito dire che i nomi dei sette martiri, compaiono più o meno in ben sette antichi ‘Atti’, ‘Passio’, ‘Vitae’, naturalmente tutti parlando in primo piano di s. Gennaro, del suo famoso miracolo della liquefazione del sangue e poi delle varie traslazioni delle reliquie dei martiri, con destinazioni diverse e del loro culto in varie località.
Dei vari autorevoli documenti sopra citati, vi sono gli “Atti Puteolani” o “Acta s. Proculi”, che illustrano le gesta del martire Procolo; questi “Atti” furono rinvenuti nell’Archivio della Curia di Pozzuoli e pubblicati per la prima volta, dal gesuita bollandista Stilting, nel 1867 a Parigi.
Non avendo la possibilità di accedere a questo Archivio, ci dobbiamo contentare di citare quanto raccontano i cosiddetti “Atti Bolognesi”, conservati in un codice del 1180, del monastero bolognese di S. Stefano dei padri Celestini e che riporta il racconto, già molto noto prima del secolo VII.
Mentre infuriava la persecuzione dell’imperatore Diocleziano (284-305), contro i cristiani, il vescovo di Benevento Gennaro, si trovava a Pozzuoli in incognito, per non essere riconosciuto dai pagani, che allora correvano numerosi a consultare la Sibilla Cumana, la quale risiedeva nel suo antro, appunto nella vicina Cuma.
Ma comunque la sua presenza, era nota ai cristiani della zona, perché il trentenne diacono di Miseno, Sosso o Sossio, accompagnato dal diacono Festo e dal ‘lettore’ Desiderio, si recarono più volte a fargli visita con grande cautela e circospezione. Ma i pagani però smascherarono Sosso come cristiano e lo denunziarono al giudice Dragonzio; il diacono di Miseno fu catturato ed imprigionato e poi condannato ad essere sbranato dagli orsi, nell’anfiteatro di Pozzuoli.
Il vescovo Gennaro, Festo e Desiderio, saputo del suo arresto, pur sapendo dei rischi a cui andavano incontro, vollero far visita a Sosso, per portargli il loro conforto; furono anch’essi scoperti, confessarono di essere cristiani e quindi condotti dal giudice Dragonzio, il quale visto il loro rifiuto di abiurare, li condannò alla stessa pena di Sosso. Non si sa bene il perché, ma la sentenza “ad bestias” fu commutata dallo stesso Dragonzio, nella decapitazione per tutti.
A questo punto entrano nel racconto i tre puteolani, il diacono Procolo ed i laici cristiani Eutiche ed Acuzio, i quali protestarono vivacemente contro la condanna, mentre i martiri venivano condotti al supplizio; con la facilità e il fanatismo di allora, furono presi anche loro e condannati alla stessa pena della decapitazione, che ebbe luogo, secondo la tradizione, il 19 settembre del 305, nel Foro Vulcano, nei pressi della celebre Solfatara... CONTINUA SU SANTIBEATI.IT




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